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Mostra Antonio Crivelli

 "Dalla materia allo Spirito" - 28 ottobre - 13 novembre 2011 -  Spazio espositivo - Museo di Arte Sacra di San Donnino - 

Prorogata fino al 28 gennaio 2012 col seguente
ORARIO
Gioverdì - Venerdì - Sabato ore 15,30-18,00  - Domenica ore 9,30 - 12,00
 
Dopo la Certosa di Firenze e i chiostri di Santa Croce, la scultura di Crivelli torna in uno spazio di antica e nitida armonia, quasi a voler ancora una volta sottolineare il rapporto che lega la sua opera con la cultura del passato: dai marmi, in cui la figura sembra emergere con una lotta interiore dalla scabra materia inerte - che guardano al non finito michelangiolesco come fonte arcana d'ispirazione - ai bronzi dagli effetti luministici e vibranti che richiamano maestri ottocenteschi, primo fra tutti il grande Rodin, folgorante amore sbocciato a Parigi nel 1992 e mai dimenticato.
La produzione di Crivelli, come scrive lo stesso artista, "dopo quindici anni di figure appena emergenti dal sasso, alla ricerca di un messaggio, potendo, ancor più liberatorio che non lo stesso atto del liberarsi lo spirito dalla materia" ha trovato nel bronzo il materiale più congeniale a esprimere il volo verso l'infinito, riuscendo a trasferire anche nelle sculture di grandi dimensioni gli effetti di straordinaria leggerezza che caratterizzavano i piccoli bronzetti.
La ricerca di strumenti sempre nuovi, il gusto per la sperimentazione, sono alla base dell'operazione che Crivelli compie con Dalla materia allo Spirito. Una serie di teste originariamente scolpite in marmo o pietra è stata replicata in bronzo. Così, opere come il Pensatore, la Donna dell'Etna, la Suonatrice d'arpa, trasmutate in un bronzo a cui la particolare lavorazione conferisce raffinati effetti coloristici, assumono una qualità espressiva del tutto nuova e completamente diversa, dove la fatica della forma che si libera dalla materia inerte attinge a una serenità fuori dal tempo, mostrando quanto la scelta dei materiali costituisca un elemento determinante del linguaggio creativo di ciascun artista.
 
Diletto e genialità: la scultura di Antonio Crivelli
Essere figli di artisti (e artisti di notevole spessore) è già di per sé un buon viatico per incamminarsi sulla faticosa e non sempre appagante strada dell'arte, se crediamo all'ereditarietà e ai segni del DNA come ineludibili suggelli dei nostri caratteri, temperamenti e tendenze operative: ma può accadere anche l'inverso, ossia l'eccessiva familiarità con l'arte potrebbe dar come resultato una ricusazione, un allontanamento non solo dal suo esercizio, ma addirittura dal suo apprezzamento: insomma, un totale rifiuto di accostarsi a un'attività  con cui si è stati fin troppo familiari.
Non è questo il caso di Antonio Crivelli, magistrato, persona di raro e ammirabile equilibrio, figlio appunto di artisti, che nella loro pratica hanno eccellentemente realizzato opere di pittura e scultura, e che gli hanno lasciato un'eredità creativa a cui non si è sottratto, e a cui, accanto alla sua professione (invero così delicata, impegnativa, se si vuole anche piena di responsabilità soggettive e oggettive), ha saputo dedicarsi con la piacevolezza del "gratuito", ma anche con grande capacità  di filtrare le più interessanti esperienze artistiche.
La sua è una scultura articolata, realizzata su varî materiali, scelti accuratamente e intelligentemente secondo i soggetti: che ricerca forme essenziali, ma anche effetti fantasiosi e fascinosi, primitivi e raffinati, onirici e realistici: un sincretismo che non rivela - a nostro parere - inquietudini o incertezze, bensì attenzione alle necessità espressive e padronanza della materia, nonché cólta conoscenza delle auctoritates scultoree e dei riferimenti più suggestivi (anche nell'accezione - invero più anglosàssone che "nostra" - di suggerimento) alle opere plastiche di ogni epoca.
Personalmente scorgo nelle produzioni di Antonio Crivelli la sintesi di certe rappresentazioni protostoriche, le forme spontanee delle culture primitive, le creazioni grottesche di origine centroeuropea, le levigate ma essenziali superfici delle più aggiornate tendenze attuali.
E una raffinata scelta di queste sue realizzazioni la troviamo oggi esposta in uno dei luoghi più prestigiosi dei dintorni fiorentini: la  Certosa del Galluzzo o di Val d'Ema, essa stessa porta d'ingresso maestosa e tuttavia dotata di quello spirito di essenzialità che è così caratteristico della civiltà di Firenze e che pare davvero custodire dall'alto la città e la sua piana, quasi a proteggerle da quell'inesorabile degradazione ambientale da cui sono tormentate a tutt'oggi.
Una mostra che Antonio Crivelli ha predisposto con il supporto di amici più che collaboratori e col consenso della Soprintendenza per i beni architettonici, a cui è in consegna l'insigne monumento fiorentino. 

Le sue opere sembrano dialogare perfettamente con questi luoghi, nella dialettica tra il rigore delle architetture certosine e la vivacità delle realizzazioni dell'autore: ci pare quindi che la scelta di questo antico monastero come sede della mostra sia stata davvero la più opportuna, poiché vi si scorge anche la capacità di valorizzare nei suoi spazî le creazioni plastiche di Antonio Crivelli, che come poche altre avvertono nel plein-air la propria sede più idonea, fors'anche in memoria delle materie con cui son state composte dalla capacità creativa, dalla mano sicura e dalla sensibilità del magistrato-artista Antonio Crivelli. 
Bruno Santi

Antonio Crivelli (Firenze, 1947) nasce in una famiglia di artisti: il padre Renzo, finissimo pittore, e la madre Catherine Lester, scultrice americana. Gli inizi, a partire dagli anni Sessanta, lo vedono impegnato come pittore e successivamentte come mosaicista. L'incontro con la scultura di Rodin durante il viaggio a Parigi nel '92 lo spinge a seguire le orme materne. Ad un primo approccio, consistito nel modellare figure umane con la creta, sono seguite le forme scolpite nei marmi che si procurava sulle Apuane e nei macigni di pietra serena raccolti sull'Appennino. Crivelli ha iniziato a confrontarsi con la materia inerte, elaborando una tecnica che rispondesse alle proprie esigenze espressive. Dopo le personali tenutesi in varie città, le sculture di Crivelli sono approdate nel 2007 a Firenze, presso la Pinacoteca della Certosa del Galluzzo.
Nel settembre 2009 tiene una monografica nei chiostri di Santa Croce. Il Tuffo in cinque mosse, conclude l'itinerario espositivo con la ruota della vita, come scansione di tuffi dal mare verso il cielo, e di nuovo nel mare, nella circolarità dell'esistenza. Due versioni dell'opera hanno trovato definitiva collocazione proprio in ambiente marino, a Porto Santo Stefano, all'Argentario, e a Rio Marina (Isola d'Elba).
Nell'estate 2011 si è tenuta a Fiesole la mostra Il verso del Tempo. In questa occasione, Crivelli ha curato anche l'allestimento scenico del Teatro Romano di Fiesole per la tragedia di Sofocle "Edipo Re", il cui elemento principale, la Porta del Tempo - costituita da 12 formelle in terracotta - faceva da sfondo agli attori nel corso della rappresentazione.
Attualmente, Crivelli sta lavorando alla realizzazione della grande opera in bronzo destinata al piazzale d'ingresso del nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze.



 
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